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Era il 1962, erano Dino Risi alla regia, Scola e Maccari alla sceneggiatura, Gassman e Trintignant in scena con Catherine Spaak, per Il sorpasso, film culto della nostra Storia del cinema, la cui eco non si rintraccia solo nella società italiana: il film è tutt’oggi considerato uno dei caposaldi dell’intera cinematografia mondiale.

56 anni dopo, una mostra, Il sorpasso. Quando l’Italia si mise a correre, 1946-1961, usa fotografie, videoinstallazioni e immagini documentarie per raccontare oggi la faticosa ricostruzione del nostro Paese dopo la distruzione della Seconda Guerra Mondiale, fino al mitico boom economico degli anni ’60, usando come escamotage proprio il simbolo del film, la macchina, una Lancia Aurelia B24S Spider del 1955, che in occasione dell’inaugurazione sosta nell’atrio del Museo di Roma. “Questa mostra nasce come una grande ‘bugia’, come bugiardo è il cinema: non c'è esposta nessuna immagine del film, una genialata dei nostri curatori usarlo nel titolo”, ha detto Roberto Cicutto, ad e presidente di Luce Cinecittà, alludendo alla metafora che il concetto di “sorpasso”, inteso come “corsa” verso il futuro, porta con sé. “Questa mostra è un veicolo straordinario per riavvicinare le persone, per capire quanto il popolo e la gente d'Italia conservino delle caratteristiche comuni. È un riunirsi e riconoscersi che ci auguriamo ci accompagni anche in futuro”, ha continuato Cicutto.  

La mostra, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, da Istituto Luce Cinecittà e Zètema Progetto Cultura, è curata da Enrico Menduni e Gabriele D’Autilia. Realizzata in collaborazione con il Comune di Parma e il CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma.

“La mostra racconta un'alchimia magica, quella per cui l’Italia ha compiuto la sua ricostruzione fisica e morale. C’era un consenso corale, in mezzo a differenze politiche: era l'Italia capace di superare i suoi stessi limiti”, ha spiegato Enrico Menduni. “Nel ‘46 tutto era distrutto, fisicamente e moralmente: la cosa straordinaria era che, in quel contesto doloroso, il Paese si mise a correre, da qui il concetto di ‘sorpasso’. Per questa mostra abbiamo pensato soprattutto ai giovani, che possono trovare in questa vicenda degli stimoli: era un Paese sfasciato ma ce l'ha fatta a riprendersi. C'è un ottimismo straordinario in questa esposizione, ci sono le risorse proprie di questo Paese, ma certo bisogna lavorare”, ha continuato il co-curatore, sostenuto in questo passaggio dalle parole di Federica Pirani, direttore di Palazzo Braschi, che ha annunciato come la mostra sia accompagnata anche da un contest, rivolto a giovani musicisti. 

Si è poi immerso nel merito più strettamente fotografico Gabriele D’Autilia, co-curatore con Menduni: “Abbiamo potuto riabilitare fotografi senza nome: è una mostra fotografica, sulla fotografia vera e propria. Abbiamo voluto mettere insieme autori di grandissima fama e fotografie anonime: ci sono immagini magnifiche, di grandissima forza espressiva, completamente senza firma o industriali, semmai d'agenzia. L’intensità di queste immagini sta nel soggetto centrale, l'uomo, l'italiano più che l'Italia. È una mostra antropologica”.

Dal film di Dino Risi si entrò per sempre nel tempo moderno e contemporaneo. Vita politica e vita privata, lotte per il lavoro e rivoluzioni di costume, costruzione delle autostrade e dell’immaginario di cinema e tv: il cambiamento del paesaggio, delle forme, del volto di un Paese come non era accaduto per secoli. È così che la mostra, in una ennesima possibile declinazione delle tematiche, rinnova questo stesso spirito, grazie all’occhio umano e meccanico dei “lavoratori dell’immagine” dell’epoca: oscuri fotografi di agenzia, capaci di rappresentare in modo vivace, acuto e preciso le molteplici realtà del Paese.

Le immagini dell’epoca, provenienti da straordinari archivi, rappresentano un ritratto collettivo dell’Italia con le sue speranze, le sue conquiste, i suoi progressi, senza nascondere i molti problemi irrisolti, le ingiustizie, le disuguaglianze. È suddivisa in 10 sezioni tematiche che sviluppano un affascinante “doppio sguardo”: oltre ai 160 scatti fotografici, a corredo prezioso del percorso si affianca un catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale e Istituto Luce Cinecittà.

La mostra, a Roma dal 12 ottobre al 3 febbraio 2019, ha già una seconda data fissata a Parma, a Palazzo del Governatore, dall’8 marzo al 5 maggio 2019.

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